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Capelli danneggiati: come riconoscerli e restituire forza alla fibra

I capelli danneggiati si riconoscono al tatto prima ancora che allo specchio: la superficie perde morbidezza, le lunghezze si annodano con facilità e la piega cede nel giro di poche ore. Il danno raramente dipende da una sola causa. Si forma nel tempo sommando l’effetto di più agenti e per questo riguarda anche chi non ha mai sottoposto i capelli a trattamenti chimici.

Per la stessa ragione, anche il recupero passa da più interventi. Una fibra indebolita da sollecitazioni diverse ritrova resistenza quando si agisce su ciascuna di esse, dalle abitudini quotidiane ai trattamenti ricostruttivi, con continuità nel tempo.

Dalla superficie alla corteccia: come si legge il danno

Il danno alla fibra si manifesta in gradi diversi e il suo livello si riconosce osservando come il capello reagisce all’acqua, alla trazione e al passare del tempo.

Il primo livello riguarda la superficie. La fibra sana è rivestita da un sottile strato lipidico, l’acido 18-metileicosanoico, legato chimicamente alla cuticola, che rende il capello idrorepellente e permette alle ciocche di scorrere l’una sull’altra. Schiariture, detergenti aggressivi ed esposizione prolungata al sole lo asportano, e l’attrito tra le ciocche aumenta a ogni pettinata.

Il secondo livello si misura con la porosità, cioè la velocità con cui il capello assorbe e cede l’acqua. Una cuticola integra regola lo scambio, mentre una cuticola con le scaglie sollevate lascia entrare l’acqua rapidamente e la lascia uscire altrettanto in fretta. Il risultato sono lunghezze che si seccano poco dopo il lavaggio e pigmenti del colore che si disperdono più rapidamente a ogni shampoo.

Il terzo livello tocca la struttura interna ed emerge con la prova dell’elasticità. Un capello sano, allungato delicatamente da bagnato, torna alla lunghezza iniziale, mentre una fibra con i legami interni della cheratina compromessi si allunga senza tornare indietro oppure si spezza. Nelle fasi più avanzate compare la tricoptilosi, la comune doppia punta, segno che la cuticola si è consumata e le fibre della corteccia, lo strato interno che contiene i pigmenti, iniziano a separarsi.

Le sollecitazioni esterne che danneggiano: dal sole all’acqua dura

Una parte consistente del danno dipende da fattori con cui il capello entra in contatto ogni giorno, spesso senza alcuna protezione. Tra questi c’è il sole: la radiazione ultravioletta ossida la cheratina e degrada i pigmenti, per cui dopo un’estate di esposizione le lunghezze risultano più secche e il colore più spento. In spiaggia e in montagna, dove l’irraggiamento è più intenso, un cappello e un prodotto con filtri solari specifici per capelli proteggono le lunghezze. Il sale e il cloro delle piscine, a loro volta, sottraggono acqua alla fibra e ne alterano il pH, e un risciacquo con acqua dolce subito dopo il bagno ne riduce il tempo di permanenza sul capello.

Anche i lavaggi effettuati in casa possono contribuire al danno. Nelle zone in cui l’acqua è dura, cioè ricca di sali di calcio e magnesio, i minerali si depositano sulla superficie del capello a ogni lavaggio, ne spengono la lucentezza e ostacolano la distribuzione uniforme di shampoo e maschere. Un filtro applicato al soffione della doccia trattiene una parte dei sali prima che raggiungano i capelli.

Nei mesi freddi, le sollecitazioni cambiano natura. L’aria degli ambienti riscaldati ha un’umidità molto bassa e sottrae acqua alle lunghezze, che si caricano di elettricità statica e diventano più difficili da pettinare. Sciarpe e colli dei cappotti, inoltre, sfregano sulle punte per tutta la giornata: una sciarpa in seta o in un’altra fibra liscia e una chioma raccolta sotto i capispalla con il collo in lana ruvida riducono l’attrito.

I trattamenti che intervengono sulla struttura interna

Le abitudini corrette e la protezione dagli agenti esterni limitano i danni futuri, ma sulla fibra già compromessa serve un intervento diretto. Nei capelli danneggiati il problema si concentra negli strati interni, dove una parte dei legami della cheratina si è spezzata sotto l’azione di schiariture, calore e sole, e la fibra ha perso resistenza ed elasticità.

Per intervenire su questi strati la ricerca cosmetica ha sviluppato i trattamenti ricostruttivi, che agiscono con meccanismi diversi. I trattamenti proteici apportano cheratina idrolizzata e amminoacidi, frammenti di proteina abbastanza piccoli da penetrare nella corteccia e colmare le zone in cui la fibra si è impoverita. I ricostruttori dei legami, noti anche come bond builder, intervengono invece sui collegamenti spezzati e contribuiscono a ripristinarli.

Tra i marchi che hanno sviluppato questo tipo di trattamenti c’è olaplex, nato dal lavoro dei chimici Eric Pressly e Craig Hawker attorno a una molecola brevettata, il bis-aminopropyl diglycol dimaleate.

La gamma, attualmente disponibile anche online, grazie alla presenza di portali specializzati come Hair Gallery, comprende soluzioni da usare in salone durante il colore o la schiaritura, prodotti professionali da applicare anche a casa prima dello shampoo, detergenti, maschere, oli e sieri.

Dagli accessori all’alimentazione, le scelte che proteggono la fibra

Anche gli oggetti usati ogni giorno incidono sullo stato dei capelli. Un elastico con parti metalliche stringe la ciocca sempre nello stesso punto e a ogni utilizzo la incide un po’ di più, fino a spezzarla, mentre le spirali in silicone e le fasce in tessuto morbido esercitano la stessa presa distribuendola su una superficie più ampia, senza lasciare segni sulla fibra. Lo stesso vale per le acconciature molto tirate: portate ogni giorno, tirano di continuo la radice, mentre un raccolto morbido tiene i capelli in ordine senza trazione. Anche l’asciugatura ha il suo peso. Lo sfregamento energico con l’asciugamano solleva le scaglie della cuticola, mentre un asciugamano in microfibra premuto sulle lunghezze assorbe l’acqua senza danneggiarle. Una spazzola passata dalla radice sui capelli bagnati e annodati strappa la fibra, mentre un pettine a denti larghi, usato partendo dalle punte, scioglie i nodi un po’ alla volta.

Colorazioni, schiariture, permanenti e stirature chimiche sono i trattamenti che sollecitano di più la fibra e il modo in cui vengono programmati incide molto sul risultato. Quando la schiaritura viene ripetuta ogni volta su tutta la lunghezza, il prodotto torna su capelli già schiariti in precedenza e li indebolisce ulteriormente. Il ritocco della ricrescita, cioè l’applicazione limitata ai centimetri cresciuti dall’ultimo trattamento, lascia invece intatte le lunghezze, e lo stesso principio vale per permanenti e stirature. Anche le schiariture a ciocche, che coinvolgono solo una parte dei capelli, riducono il numero di fibre esposte al trattamento chimico. Più tempo passa tra un trattamento e l’altro, più a lungo i trattamenti ricostruttivi usati a casa possono lavorare sulla fibra prima della sollecitazione successiva. Le punte, infine, sono la parte più vecchia del capello e quella che ha accumulato più sollecitazioni: un taglio regolare elimina le doppie punte prima che la separazione delle fibre risalga lungo il fusto.

Lo stato della chioma dipende anche dalla fibra che deve ancora crescere. Il capello si forma nel follicolo a partire dagli amminoacidi, in particolare dalla cisteina, ricca dello zolfo da cui hanno origine i legami disolfuro, e un apporto proteico adeguato, insieme a ferro e zinco, sostiene la qualità dei nuovi capelli. Dato che la crescita procede di circa un centimetro al mese, gli effetti di un’alimentazione equilibrata si vedono sulle nuove lunghezze a distanza di tempo, mentre i trattamenti lavorano sulla fibra già esistente.

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